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«Fiat cercherà un altro partner
in Europa tra Peugeot e Bmw»

di Elysa Fazzino

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2 giugno 2009

L'industria dell'auto sta vivendo una «rivoluzione americana» e vedrà altri cambiamenti anche in Europa. Abbondano le analisi e i commenti sui siti dei media esteri, dopo l'amministrazione controllata chiesta da General Motors, il via libera del giudice alla presa di controllo di Chrysler da parte di Fiat e la scelta tedesca di cedere Opel alla russo-canadese Magna e non alla casa automobilistica torinese. «Senza Opel, Fiat cerca ancora un altro partner», titola il Wall Street Journal. Dopo il fallito tentativo di acquisire Opel, scrive il quotidiano newyorchese, l'ad di Fiat Sergio Marchionne intende concentrare l'attenzione sulla ristrutturazione di Chrysler. «Dietro le quinte, tuttavia, ci si aspetta che Fiat cerchi un altro partner, idealmente in Europa», che possa darle la dimensione necessaria in un'industria dominata da rivali più grossi e schiacciata dall'eccesso di capacità produttive.

Chrysler non dà immediatamente a Fiat quella dimensione, osserva un analista citato dal Wsj. Marchionne sei mesi fa puntava a raddoppiare la produzione di Fiat a 5,5 milioni di auto, ricorda il quotidiano. «Insieme, Fiat e Chrysler produrranno circa quattro milioni di auto all'anno». L'ok del giudice di Manhattan alla vendita della maggior parte degli asset di Chrysler a una nuova società che sarà guidata da Marchionne dà una spinta ai suoi piani. «Tuttavia rimangono ostacoli legali» e in particolare l'appello presentato da un gruppo di fondi pensione dell'Indiana.
Fiat non ha detto nulla su altre partnership europee. Il Wall Street Journal osserva che in passato Fiat ha esplorato partnership con la francese Psa Peugeot Citroen e la tedesca Bmw. «Secondo gli analisti l'azienda potrebbe riallacciare colloqui con entrambi».

La vicenda Gm, che domina la scena Usa, è in relazione con le sorti dell'italiana Fiat, questa volta come concorrente, prima di tutto sul mercato Usa. Il Wall Street Journal definisce «La bancarotta di Gm, una saga di declino e negazione» e pubblica un commento del premio Pulitzer Paul Ingrassia su come Gm ha perso la strada. L'opinionista ricorda che Fiat ha uno speciale incentivo governativo per costruire in America un'auto piccola capace di fare 40 miglia con un gallone. Anche Gm intende costruire una "piccola" a risparmio energetico. «Se le nuove auto piccole faranno "flop" a causa del calo dei prezzi della benzina, ci saranno ulteriori perdite e, potenzialmente, il Salvataggio 2».

Altri titoli del Wsj rendono palpabile il malessere degli americani per il fatto che il governo Usa avrà il 60% del gruppo automobilistico che una volta era un "bluechip", l'investimento del buon padre di famiglia: «Gm crolla tra le braccia del governo», mentre Barack Obama è «Occupato a non gestire Gm», o almeno dice che il governo non intende gestire l'azienda mentre già mette bocca sulla sua sede, rassicurando il sindaco di Detroit sul fatto che il quartier generale resterà a Detroit. «Tutti possediamo Gm, non scommettete su un lieto fine», avverte il Washington Post, mentre vari siti Usa pubblicano, tra le numerose notizie dell'Associated Press, un lancio secondo cui Gm conta di seguire l'esempio di Chrysler, con una rapida vendita e una rapida uscita dalla tutela accordata dalla normativa fallimentare in base al "Chapter 11". E un'analisi di Usa Today pubblicata ieri elencava i sette errori capitali di Gm, uno dei quali è stato di gestire male il matrimonio con Fiat. Con i soldi che Gm ha dato a Fiat per divorziare – argomenta in sintesi il giornale - il gruppo italiano si è ristrutturato e ora compra Chrysler, concorrente di Gm.

Anche il britannico Financial Times mette in evidenza la preoccupazione degli americani per il crescente ruolo di Washington nell'industria automobilistica: «Obama tenta calmare il disagio sulla quota Gm». Il senatore repubblicano Richard Shelby ha detto al Ft che Obama «è sulla via del socialismo», che a suo parere non porta da nessuna parte. Sul Financial Times, un commento critico di Michael Levine spiega perché «Washington ha sbagliato nella bancarotta Gm».

Les Echos: il gruppo Psa Peugeot Citroen ha molti vantaggi
E' il quotidiano economico francese Les Echos a parlare di «rivoluzione americana: Gm nazionalizzata, Chrysler ceduta». Les Echos sottolinea che la «vittoria americana ha tuttavia un gusto amaro per Fiat», poiché il governo tedesco ha preferito affidare Opel al tandem russo-canadese Magna-Gaz. In un editoriale, intitolato «Il XXI secolo dell'automobile», Les Echos si interroga su chi saranno i grandi vincenti e perdenti di domani. Philippe Varin, il nuovo capo di Psa Peugeot Citroen dovrà porre le basi per permettere al suo gruppo di uscire rafforzato dalla crisi, scrive David Barroux. Secondo l'editorialista, il costruttore francese ha dalla sua parte molti vantaggi: ha un azionariato stabile, è forte nel settore delle "piccole" e ha talento nel design, ed è ancorata in un'Europa per ora meno sinistrata del mercato Usa.

  CONTINUA ...»

2 giugno 2009
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